E’ stato presentato lo scorso 4 febbraio 2019 in conferenza stampa a Ferrara il nuovo protocollo d’intesa per il potenziamento della rete dei servizi a favore di chi soffre di malattie dementigene e dei famigliari della provincia di Ferrara 2019-2021

Il contesto nazionale, regionale e locale – I dati epidemiologici indicano che le malattie dementigene interessano dall’1 al 8 per cento della popolazione sopra i 65 anni di età, con una prevalenza che successivamente raddoppia ogni quattro anni, giungendo quindi a una percentuale pari a circa il 30 per cento all’età di 80 anni. Secondo queste stime, le persone affette da demenza in Italia potrebbero essere circa 1.400.000, con quasi 75.000 casi nella sola Emilia Romagna.

In provincia di Ferrara, operano 8 CDCD (Centri per i Disturbi Cognitivi e Demenza) abilitati alla diagnosi/trattamento delle demenze su una popolazione anziana (più di 65 anni) di circa 100.000 persone. Utilizzando i riferimenti dell’Istituto Superiore di Sanità, possiamo stimare una popolazione di circa 8.000 persone affette da demenza e di queste oltre 2.500 hanno ricevuto almeno un controllo presso i CDCD nel 2017, quasi 1400 persone hanno effettuato per la prima volta una valutazione presso i centri di riferimento.

Le azioni – Dal 1999 la Regione Emilia Romagna, oltre ad attribuire alle aziende Sanitarie gli interventi specifici, sollecita un forte coinvolgimento degli Enti Locali nel percorso per le malattie dementigene, segnalando attenzione non solo alla qualità delle attività assistenziali, ma anche a tutte le azioni volte ad incentivare il ruolo dei servizi sociali, socio-sanitari, delle famiglie e delle associazioni. Con la delibera del 2016 la Regione chiede un ulteriore sforzo ai territori per adattare la rete dei servizi alle esigenze delle persone affette da demenza ed alle loro famiglie e la risposta della provincia di Ferrara è di coordinare le Aziende Sanitarie, l’Università, i Comuni, le Aziende di Servizi alla Persona e le Associazioni in un modello di collaborazione strutturato.

Le linee d’azione sono ben delineate nei documenti nazionali e regionali ma l’attuazione locale può fare la differenza. A partire dalle segnalazioni di difficoltà prima della diagnosi (capire i primi segni della malattia, anche a volte in età molto giovane) che possono arrivare dal medico di base o dalle assistenti sociali, all’azione dei centri per la prima diagnosi ed i centri esperti per un secondo livello di approfondimento fino ai nuclei speciali di ricovero sono azioni che si integrano e si sostengono. Ma soprattutto tutte queste azioni sostengono non solo la persona malata ma tutto il contesto familiare che è molto coinvolto in questo tipo di patologia. Ecco allora l’importanza anche delle Associazioni di volontariato che promuovono attività di informazione, di sostegno, di auto aiuto per mantenere il più possibile la persona in un contesto domiciliare sereno e sostenibile.

Il Protocollo – Il presente protocollo d’intesa 2019-2021 prosegue il percorso già intrapreso con i precedenti Accordi di programma nel Distretto Centro Nord e intende consolidare e potenziare, su tutto il territorio provinciale, gli interventi a favore del paziente e della sua famiglia, nell’ottica di una sinergia interistituzionale.

Le Istituzioni firmatarie del protocollo d’intesa si impegnano a livello politico e tecnico, nell’ambito dei servizi offerti dalla rete territoriale, a realizzare le attività previste dal Protocollo d’intesa in tutto il territorio provinciale.

L’impegno economico necessario verrà definito annualmente da ogni Ente aderente al Protocollo.