ULTIM’ORA: il Ministero chiarisce che gli Enti che non abbiano un proprio portale, sito, pagina facebook e non aderiscano a Reti Associative potranno pubblicare i rendiconti sul sito del CSV di riferimento.

31.01.2019 – Pubblicazione da effettuare entro il 28 febbraio, consentita su portale, sito e pagina facebook dell’Ente, o in mancanza nel sito della Rete Associativa a cui l’Ente eventualmente aderisca, se il totale dei vantaggi economici (tra cui rientrano anche le somme del 5×1000) è pari o supera i diecimila euro.

Il Ministero chiarisce in una circolare le modalità di informazione dei vantaggi economici percepiti dalla pubblica amministrazione e che coinvolgono diversi enti di terzo settore. Il Ministero ha chiarito inoltre che i CSV possono ospitare sul proprio sito internet le dichiarazioni delle associazioni che non dispongono di sito internet, pagina facebook, blog e non aderenti a Reti Associative (aggiornamento del 20/02/2019)Pubblicazione entro il 28 febbraio, consentita su portale, sito e pagina facebook dell’Ente, o in mancanza nel sito della Rete Associativa a cui l’Ente eventualmente aderisca. La pubblicazione è da effettuare se il totale dei vantaggi economici (tra cui rientrano anche le somme del 5×1000) è pari o supera i diecimila euro.

È entrato in vigore dal 1 gennaio 2019 l’obbligo di pubblicità e trasparenza per alcuni soggetti – tra cui specifiche categorie di enti di terzo settore – che ricevono finanziamenti dalla Pubblica Amministrazione. Un provvedimento previsto dalla legge numero 124 del 4 agosto 2017 (art. 1 commi 125-129) e che esattamente un anno fa aveva sollevato un gran polverone. Tanti i dubbi, alcuni dei quali poi chiariti dal parere del Consiglio di Stato dello scorso 28 marzo. Alla base della questione, alcune delle grandi sfide a cui è chiamato a rispondere tutto il terzo settore: l’affidabilità (accountability) e la trasparenza, in linea con le indicazioni previste dalla nuova riforma.

Per sciogliere ogni punto oscuro rimasto e rendere operative le disposizioni, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali lo scorso 11 gennaio ha diffuso una circolare dedicata (Circolare Ministeriale 2 del 11-01-2019). I nodi riguardano il trattamento degli enti di terzo settore (Ets) in questo periodo di transizione di attuazione del Codice del terzo settore, considerando che manca ancora il Registro unico nazionale. Il ministero, infatti, ha ribadito che gli enti responsabili in questa fase rimangono le amministrazioni regionali. Sono loro che attualmente gestiscono i registri territoriali e spetta a loro il controllo e la verifica del rispetto delle indicazioni legislative.

Tipologia di erogazioni

Come già specificato nel parere del Consiglio di Stato, l’oggetto di interesse è l’erogazione delle risorse finanziarie o la concessione dell’utilizzo di beni immobili o strumentali agli Ets per lo svolgimento delle attività statutarie di interesse generale pari o superiori a 10.000 euro. La circolare non chiarisce a fondo di che tipo di rapporti si tratti, ma secondo un’interpretazione molto ampia comprende sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere.
Nei casi di rapporto di comodato di un bene mobile o immobile, si dovrà far riferimento al valore dichiarato dalla Pa che ha attribuito il bene in questione. Sono comprese le somme derivanti dal 5 per mille.

Categorie coinvolte

  • Associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno 5 regioni individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale; le associazioni e le fondazioni, nonché tutti i soggetti che hanno assunto la qualifica di ONLUS
  • Le imprese

Obblighi

Le due categorie (per semplicità enti di terzo settore – ets da una parte e imprese dall’altra) sono soggette a indicazioni differenti.

Gli ets coinvolti devono pubblicare le informazioni indicate sui propri siti o portali digitali. In mancanza del sito dedicato, possono pubblicare sulla propria pagina facebook o sulla pagina internet della rete associativa alla quale aderiscono (ricordiamo che, in base alla definizione data dal Codice del Terzo Settore, si definiscono Reti Associative gli enti del terzo settore composti da almeno 100 enti – associati anche in forma indiretta – o 20 fondazioni con sedi in almeno 5 regioni o province autonome italiane).
In seguito ad apposito quesito, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali il 19 febbraio u.s. ha risposto ritenendo ammissibile “[…] la possibilità, per gli enti del Terzo settore (APS, ODV) non aderenti a reti associative, che non dispongano di un proprio sito Internet nè di una pagina Facebook, di adempiere agli oneri in materia di pubblicità […], attraverso l’utilizzo di una pagina del sito […] dei CSV […]”.

INVITIAMO QUINDI LE ASSOCIAZIONI NELLA SITUAZIONE SOPRA DESCRITTA A PRENDERE CONTATTO CON AGIRE SOCIALE PER CONCORDARE LE MODALITA’ DI PUBBLICAZIONE DELLE INFORMAZIONI

Le imprese, invece, devono pubblicare le informazioni nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

Arco temporale  

L’obbligo scatta a partire dal 2019, relativamente ai vantaggi economici ricevuti a partire dal 1° gennaio 2018. Si usa, quindi, il criterio contabile di cassa, considerando quindi le somme ricevute nell’anno solare precedente indipendentemente dall’anno di competenza a cui si riferiscono. La scadenza è prevista entro il 28 febbraio di ogni anno.

Valore economico

La somma di 10.000 euro va considerata in senso cumulativo: l’obbligo di informazione scatta quando il totale dei vantaggi economici ricevuti sia pari o superiore a questa cifra. Andranno quindi pubblicati, gli elementi informativi relativi a tutte le voci che, nel periodo di riferimento, hanno concorso al raggiungimento o al superamento di tale limite, anche se singolarmente inferiori a 10.000 euro.

Sanzioni

Per le imprese (e solo per loro) che non si adeguano, è previsto l’obbligo di restituzione ai soggetti eroganti delle somme ricevute. La differenza è dettata dalla finalità delle attività che per gli enti di terzo settore è senza fine di lucro.

 

Quali informazioni pubblicare?

  • denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;
  • denominazione del soggetto erogante;
  • somma incassata (per ogni singolo rapporto giuridico sottostante);
  • data di incasso;
  • causale.

Lo strano caso delle cooperative sociali

La circolare chiarisce la posizione di un ente “ibrido” come le cooperative sociali, perché nonostante siano Onlus di diritto, sotto il profilo civilistico sono società. In questo caso prevale il secondo aspetto e sono, quindi, considerate alla stregua delle imprese. Anche loro, quindi, avranno l’obbligo di pubblicità e trasparenza – pena la restituzione delle somme ricevute – e di inserire la comunicazione nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

(fonte: Lara Esposito su CSVnet)