La ricerca è stata presentata mercoledì 5 dicembre in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato

Sono oltre 180 gli empori solidali in Italia, diffusi in quasi tutte le regioni. Una forma di contrasto della povertà che ha vissuto una crescita impressionante negli ultimi tre anni e che permane in grande espansione, con una ventina di nuove aperture già previste nei prossimi mesi.

Caritas Italiana e CSVnet (l’associazione dei centri di servizio per il volontariato) hanno indagato il fenomeno e realizzato il loro 1° Rapporto nazionale sul tema, presentato mercoledì 5 dicembre a Roma – Aula magna della Facoltà di architettura di Roma 3, quartiere Testaccio – nell’ambito della manifestazione organizzata insieme al Forum terzo settore in occasione della 33ma Giornata internazionale del volontariato. Alla presentazione hanno partecipato tra gli altri il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu, il presidente di CSVnet Stefano Tabò. Hanno presentato i dati Monica Tola (Caritas Italiana) e Stefano Trasatti (CSVnet), accompagnati dalle testimonianze di tre esperienze locali: l’“Emporio della solidarietà” di Oria, l’emporio “La stiva” di Genova e la Rete degli empori solidali dell’Emilia-Romagna.

Ed è proprio una “Grande storia di volontariato”, quella degli empori. Nati alla fine degli anni 90 e sviluppati dopo il 2008 in forma più organizzata, si affiancano alla tradizionale distribuzione delle borse-spesa, per aiutare le persone in stato di povertà con ulteriori servizi di accompagnamento. Gli empori sono servizi simili a un negozio o a un supermercato dove individui o famiglie in situazione di difficoltà economica, accertata in base ad alcuni parametri, possono recarsi per scegliere prodotti (cibo, vestiti, articoli per la casa ecc.) in base ai propri gusti e necessità, acquisendoli gratuitamente, attraverso una tessera a punti.

L’intento di Caritas Italiana e CSVnet, le cui reti sono spesso protagoniste nella promozione degli empori, è stato anzitutto quello di ricostruire una geografia degli empori, per poi portarne alla luce i principali aspetti quantitativi. Oltre a fornire l’anagrafica, la storia e la distribuzione territoriale degli empori, il Rapporto descrive le principali modalità organizzative, i criteri di accesso, il personale (per lo più volontario), i numeri e le caratteristiche dei beneficiari, la tipologia e la provenienza dei beni e delle risorse economiche per il funzionamento. Si tratta di una raccolta di dati che aprirà la possibilità di indagare con ricerche più approfondite ciascuno di questi aspetti.