Martedì 4 dicembre, alle 21 in Sala Estense a Ferrara, va in scena (Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione nell’ambito della 11° rassegna La Società a Teatro

(Tra parentesi) la vera storia di un’impensabile liberazione è uno spettacolo di e con Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua, per la regia di Erika Rossi, produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. In questa conversazione fra Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua c’è la loro scommessa sulla convinzione che 40 anni fa si è aperta la possibilità di incontrare l’altro, una doverosa riflessione sulla rivoluzione basagliana, nell’anno – il 2018 – in cui ricorre il quarantennale della Legge 180.

L’iniziativa fa parte della 11° rassegna La Società a Teatro Voci.Corpi.Storie promossa da Fondazione Teatro Comunale di Ferrara insieme a: Comune di Ferrara, Azienda Ausl di Ferrara, ASP Ferrara, Università degli Studi di Ferrara e Agire Sociale.

Ingresso 5 euro acquistabile presso la Biglietteria del Teatro Comunale nei giorni precedenti la rappresentazione o direttamente sul posto nella data della rappresentazione a partire dalle 20.

SINOSSI
Gorizia, 16 novembre 1961- 
Un medico di 37 anni entra nel manicomio di Gorizia. Ci sono viali alberati, muri, reparti, e porte chiuse. Lui si chiama Franco Basaglia: sarà il nuovo Direttore. Quello che vede lo disorienta e lo sconcerta. Di fronte a tanta violenza vorrebbe scappare via. Per restare, non può che scommettere il suo potere di direttore per cambiare ogni cosa.

Roma, maggio 1978 – In un’Italia ancora scossa per l’assassinio del presidente Aldo Moro, il Parlamento approva la Legge 180, atto di nascita della riforma psichiatrica che ridisegna lo statuto giuridico dei malati di mente e stabilisce la chiusura degli ospedali psichiatrici. La riforma rappresenta un punto di arrivo di un ampio movimento sociale formato in larga misura da operatori che da alcuni anni si battono per la chiusura dei manicomi. Leader di questo movimento è Franco Basaglia.

Oggi – Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua raccontano un po’ di questa Storia e dei suoi mille intrecci. E delle tante storie minime di uomini e di donne che l’internamento l’hanno vissuto. Una storia che non è finita, che non potrà finire.
Lo fanno dialogando, per l’idea (basagliana?) che si riesca a dire qualcosa di più quando c’è un incontro, uno scambio, una narrazione.Questi due ‘matti’ decidono di esporsi e mettere in campo la loro storia, la loro esperienza, tentando di colmare il vuoto di memoria che nel corso degli ultimi decenni si è creato intorno al cambiamento più radicale che si è realizzato nel nostro paese.
Oggi, benché l’esperienza italiana abbia influenzato le culture in ogni angolo del mondo, le politiche della Salute Mentale vivono ovunque un calo di investimenti di risorse e di interesse. Il manicomio si ricompone nelle diagnosi, nei luoghi della cura, nella restrizione delle libertà e dei diritti, quelle libertà e quei diritti che la Legge aveva posto come premessa per accogliere e trattenere nelle relazioni le persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale. Più che un compleanno per ricordare è un compleanno per conoscere: la conoscenza di quanto è accaduto e di quanto può (e deve) ancora accadere.