19-06-2018 – Riceviamo e pubblichiamo di seguito il comunicato dell’Associazione Cittadini del Mondo, che invita a partecipare all’incontro della rete per la pace e la convivenza pacifica che si incontrerà mercoledì 20 giugno, alle 18, in Piazza Trento Trieste a Ferrara

“Ci dissociamo nettamente dall’azione intrapresa da quelle persone che al grido di “vogliamo chiudere il campo nomadi ricettacolo di illegalità e crimine” stanno manifestando davanti al campo nomadi con il solo scopo di incrementare l’atmosfera di odio che si è instaurata nella nostra provincia in questi mesi, grazie a politici di destra che giocano sulle paure della gente e a media locali che fanno da cassa di risonanza ogni volta che aprono bocca”, scrive l’Associazione Cittadini del Mondo. “Nell’esprimere la nostra solidarietà alle persone che vivono nel campo, vittime di tutta questa ignoranza, ribadiamo che non si possono accusare intere etnie per i reati di qualcuno. Non si possono creare facili bersagli e usare ogni genere di offesa contro migliaia di persone colpevoli solo di appartenere ad una minoranza etnica, ogni genere di accusa generalizzata che associa etnie intere con la criminalità, con la violenza sessuale, con la prostituzione, con lo spaccio. Questo modo semplicistico, e spesso con risvolti violenti, di pensare che i ladri sono sempre “altri”, meglio se vengono da lontano, e così gli stupratori sono sempre fuori dalla famiglia, e gli assassini sempre da un altro mondo … è evidentemente in contrasto con la realtà. Ma piace trovare facili colpevoli, meglio se sono un po’ diversi, magari anche un po’ più scuri. Purtroppo anche l’idea del campo riporta alla memoria tragici precedenti. Perché degli esseri umani siano costretti a vivere in un campo, invece che in una casa, se lo chiedono in molti. Per non parlare della parola nomade che, invece di descrivere viaggi descrive persone che, in alcuni casi, vivono nello stesso container da tre generazioni. Quindi è ora che anche questa piccola comunità Sinti abbia finalmente delle proprie case e possano aspirare, come tutti noi, ad un lavoro dignitoso e ad uno spazio sociale inclusivo”.